"Io non riuscivo a capire di cosa si stupisse, ma sicuramente lui stupiva me. Guardando come lui e i suoi collaboratori si muovevano, mi accorgevo che c’era qualcosa per cui valeva la pena, c’era come un’affermazione di positività rispetto a tutte le persone che erano lì. Era chiaro che non stavano facendo qualcosa per rispondere al problema della disabilità, ma che stavano costruendo un’opera insieme ad altre persone, per valorizzare i talenti di ciascuno a prescindere dal fatto che io da fuori potessi vederle normali o disabili”.